GIULIA - EVITANTE/SECURE CON TRATTI ANSIOSO **Il Profilo**: Giulia era prevalentemente Evitante Basso (3/10 ansia, 6/10 finestra), ma con momenti di ansia acuta (quando temeva l'abbandono). **La Metafora**: Rondine che ama la solitudine e la vicinanza, ma a volte il terrore di perdere il partner la rende frenetica --- ### LA SITUAZIONE INIZIALE Giulia, 42 anni, era una professionista indipendente. Amava il suo spazio. Non voleva convivere. Preferiva incontrare il partner una o due volte a settimana. Suo partner, Davide, occasionalmente diceva: "Non ti senti sola? Non vuoi stare più insieme?" Giulia rispondeva: "Ti amo, ma ho bisogno di spazio. È come respiro". Tutto bene, finché Davide non iniziò a flirtare con un'altra persona (non tradimento, solo vicinanza emotiva). **Cosa successe**: Giulia, di colpo, passò da Evitante a Ansioso frenetico. Iniziò a mandare messaggi: "Mi ami ancora?", "Perché stai con lei?", "Voglio stare con te ogni giorno!". Davide, confuso, disse: "Non sei tu. Una settimana fa non volevi vedermi, adesso mi smotheri". Giulia crollò. "Vedi? Non sono capace di amare veramente. O troppo distante, o troppo disperata". ### LA PRIMA CONSAPEVOLEZZA Giulia non era "instabile" o "incapace di amare". Giulia aveva semplicemente imparato, nell'infanzia, che l'amore era intermittente: - Sua madre era affettuosa solo quando era di buonumore - Quando sua madre era stressata, diventava fredda - Giulia aveva imparato: "Se sto vicino quando lei è fredda, soffrirò. Se sto lontano, almeno mi controllo io". Quindi: Evitante per protezione = consapevole scelta. Ma quando Davide iniziò a stare "freddo" (vicinanza a un'altra), il corpo di Giulia entrò in panico: "Il panico di abbandono = forse dovrei restare vicina?". **Il momento della consapevolezza**: Una terapeuta disse a Giulia: "Quando Davide flirtava con un'altra persona, il tuo corpo ha paura che fosse come tua madre - che potesse diventare freddo e staccarsi. Quindi il tuo corpo ha cambiato strategia: 'Restami vicina'. Ma quella non è la vera Giulia - quella è la Giulia traumatizzata che ha paura di perdere ciò che ama." Giulia pianse. Disse: "Come faccio a sapere quale è la vera me?" La terapeuta rispose: "Entrambe. La Giulia che ama lo spazio è vera. La Giulia che ha paura dell'abbandono è vera. Nessuna è sbagliata. Stai imparando a vederle entrambe". ### IL VIAGGIO DI CONSAPEVOLEZZA **Mese 0-2**: Giulia imparò a riconoscere il trigger: "Quando Davide si allontana emotivamente, il mio corpo entra in panico. Non è che all'improvviso voglio stare sempre insieme - è che il panico mi governa". **Mese 2-4**: Giulia imparò a dire a se stessa: "Sto notando il panico. Non è la realtà. La realtà è che Davide ama me, ma ha anche amicizie. Il panico mi dice che questo è pericoloso. Ma non è vero". **Mese 4-6**: Giulia imparò a comunicare: "Davide, quando vedi che sono frenetica, è perché il panico si è attivato. Non è vero che voglio che tu stia sempre con me. È che il corpo sta facendo la cosa che ha imparato a fare - cercare la certezza. Mi aiuti a respirare?" **Mese 6-9**: Giulia scoprì che il suo vero bisogno era: "Voglio sapere che se ho bisogno di te, sei disponibile. Non voglio stare sempre insieme - voglio sapere che il legame non scomparisce". ### COSA CAMBIÓ (senza "guarire") Giulia non divenne "Secure" nel senso di "smetto di avere paura". Quello che cambió è che Giulia **riconosceva quando il panico arrivava, invece di esserne travolta**. Poteva dire al partner: "Il panico è qui. Mi aiuti?" invece di: "Non mi ami, vattene". E il partner poteva capire: "Non è che all'improvviso non ama lo spazio. È che il panico l'ha presa. Stai calma, sei al sicuro". La relazione non divenne fusionale. Rimase indipendente. Ma divenne **consapevole del movimento fra indipendenza e paura di perdita**. ---

Profilo: Giulia era prevalentemente Evitante Basso (3/10 ansia, 6/10 finestra), ma con momenti di ansia acuta (quando temeva l'abbandono).

Metafora: Rondine che ama la solitudine e la vicinanza, ma a volte il terrore di perdere il partner la rende frenetica

La situazione iniziale

Giulia, 42 anni, era una professionista indipendente. Amava il suo spazio. Non voleva convivere. Preferiva incontrare il partner una o due volte a settimana.

Suo partner, Davide, occasionalmente diceva: "Non ti senti sola? Non vuoi stare più insieme?"

Giulia rispondeva: "Ti amo, ma ho bisogno di spazio. È come respiro".

Tutto bene, finché Davide non iniziò a flirtare con un'altra persona (non tradimento, solo vicinanza emotiva).

Cosa successe: Giulia, di colpo, passò da Evitante a Ansioso frenetico.

Iniziò a mandare messaggi: "Mi ami ancora?", "Perché stai con lei?", "Voglio stare con te ogni giorno!".

Davide, confuso, disse: "Non sei tu. Una settimana fa non volevi vedermi, adesso mi smotheri".

Giulia crollò. "Vedi? Non sono capace di amare veramente. O troppo distante, o troppo disperata".

La prima consapevolezza

Giulia non era "instabile" o "incapace di amare".

Giulia aveva semplicemente imparato, nell'infanzia, che l'amore era intermittente:

  • Sua madre era affettuosa solo quando era di buonumore
  • Quando sua madre era stressata, diventava fredda
  • Giulia aveva imparato: "Se sto vicino quando lei è fredda, soffrirò. Se sto lontano, almeno mi controllo io".

Quindi: Evitante per protezione = consapevole scelta.

Ma quando Davide iniziò a stare "freddo" (vicinanza a un'altra), il corpo di Giulia entrò in panico: "Il panico di abbandono = forse dovrei restare vicina?".

Il momento della consapevolezza: Una terapeuta disse a Giulia:

"Quando Davide flirtava con un'altra persona, il tuo corpo ha paura che fosse come tua madre - che potesse diventare freddo e staccarsi. Quindi il tuo corpo ha cambiato strategia: 'Restami vicina'. Ma quella non è la vera Giulia - quella è la Giulia traumatizzata che ha paura di perdere ciò che ama."

Giulia pianse. Disse: "Come faccio a sapere quale è la vera me?"

La terapeuta rispose: "Entrambe. La Giulia che ama lo spazio è vera. La Giulia che ha paura dell'abbandono è vera. Nessuna è sbagliata. Stai imparando a vederle entrambe".

Il viaggio di consapevolezza

Mese 0-2: Giulia imparò a riconoscere il trigger: "Quando Davide si allontana emotivamente, il mio corpo entra in panico. Non è che all'improvviso voglio stare sempre insieme - è che il panico mi governa".

Mese 2-4: Giulia imparò a dire a se stessa: "Sto notando il panico. Non è la realtà. La realtà è che Davide ama me, ma ha anche amicizie. Il panico mi dice che questo è pericoloso. Ma non è vero".

Mese 4-6: Giulia imparò a comunicare: "Davide, quando vedi che sono frenetica, è perché il panico si è attivato. Non è vero che voglio che tu stia sempre con me. È che il corpo sta facendo la cosa che ha imparato a fare - cercare la certezza. Mi aiuti a respirare?"

Mese 6-9: Giulia scoprì che il suo vero bisogno era: "Voglio sapere che se ho bisogno di te, sei disponibile. Non voglio stare sempre insieme - voglio sapere che il legame non scomparisce".

Cosa cambiò (senza "guarire")

Giulia non divenne "Secure" nel senso di "smetto di avere paura".

Quello che cambió è che Giulia riconosceva quando il panico arrivava, invece di esserne travolta.

Poteva dire al partner: "Il panico è qui. Mi aiuti?" invece di: "Non mi ami, vattene".

E il partner poteva capire: "Non è che all'improvviso non ama lo spazio. È che il panico l'ha presa. Stai calma, sei al sicuro".

La relazione non divenne fusionale. Rimase indipendente. Ma divenne consapevole del movimento fra indipendenza e paura di perdita.